Madre di Dio

Arrticoli, riflessioni, letteratura dedicate alla Vergine Maria
a cura di MICHELANGELO NASCA



Home-page


Sotto la tua protezione...
Madre di Dio


Sub tuum praesidium confúgimus,
sancta Dei Genetrix.
nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus,
sed a periculis cunctis libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.

Sotto la tua protezione troviamo rifugio,
santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o vergine gloriosa e benedetta.



Già nel III secolo d.C., i cristiani dell’Egitto si rivolgevano a Maria definendola «Madre di Dio». La bellissima preghiera Sub tuum praesidium (rinvenuta in un papiro del basso Egitto) ce ne dà testimonianza: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”. In questa antichissima preghiera appare, per la prima volta, l’espressione Theotokos, “Madre di Dio” che il Concilio di Efeso nel 431 proclamerà ufficialmente come dogma di fede.

Dal gennaio del 1970 (revisione del Calendario Romano) il primo giorno dell’anno è liturgicamente dedicato alla solennità della Madre di Dio. Quali sono i principali aspetti mariani riconducibili al dono di tale maternità?

Possiamo iniziare dall’episodio evangelico dell’Annunciazione. In quella occasione Maria, verginalmente concepita, risponde alla chiamata di Dio incondizionatamente, senza opporre nessuna obiezione. Le parole che Ella rivolge all’Angelo offrono a Dio l’opportunità di realizzare il piano della salvezza: “Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei” (Lc 1,38).

La condizione verginale di Maria, dunque, e il suo totale abbandono alla volontà di Dio sono gli elementi principali che determinano il mistero di questa fecondità.

Maria diventa madre nel momento in cui si lascia sottrarre tutto ciò che possiede, attraverso un’obbedienza totale che coinvolge perfino il suo corpo, attraverso la fiduciosa e certamente dolorosa offerta del proprio Figlio per la salvezza del mondo. “E solo perché la Madre si presta a questo estremo atto di violenza della Passione, diventa madre di tutta la cristianità. Il mistero della sua verginità ed esclusività deve andare sino all’ultimo svuotamento di tutto, attuabile solo da Dio, per pervenire alla nuova fecondità, ancora una volta possibile solo a partire da Dio, al di là di ogni fecondità mondana” (von Balthasar).

Il Calvario diventa così un luogo straordinariamente fertile. Maria – analogamente al Figlio – si lascia guidare dall’amore del Padre, attraverso un cammino fatto esclusivamente di obbedienza: “avvenga di me quello che hai detto” (Maria); “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Cristo) e di passione: “ Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Maria); “Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo” (Cristo).

Le vite di Maria e di Cristo pertanto s’intrecciano reciprocamente in un’unica volontà, diventando l’espressione fondamentale dell’appartenenza al Padre.

Dio, al quale niente è impossibile, può rinvigorire il corpo di Sara, moglie di Abramo, nonostante l’età avanzata… può riscattare la vita di chi, come la Maddalena, è completamente logorato dal peccato, raccogliendo amorevolmente i cocci di una vita ormai distrutta… può donare al genere umano la maternità di Maria conseguentemente all’offerta della Sua verginità.

 

Michelangelo Nasca

(Frammento tratto da una pubblicazione di Dialoghi Carmelitani)

 

 








   maria