Madre di Dio

Arrticoli, riflessioni, letteratura dedicate alla Vergine Maria
a cura di MICHELANGELO NASCA





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Onnipotente per grazia


“In testa avanza la flotta innumerevole dei Pater./ Fendendo e sfidando l’onda della mia collera./ Potentemente fondati sui loro tre ordini di remi./ […] E tutti questi peccatori e tutti questi santi insieme camminano dietro mio figlio/ E dietro le mani giunte di mio figlio./ Ed essi stessi hanno le mani giunte come se fossero mio figlio./ […] E tale è la flotta dei Pater, solida e più innumerevole delle stelle del cielo. E dietro io vedo la seconda flotta, ed è una flotta innumerevole, perché è la flotta dalle bianche vele, l’innumerevole flotta delle Ave Maria./ Ed è una flotta di biremi. E il primo ordine di remi è: Ave Maria, gratia plena;/ e il secondo ordine di remi è: Sancta Maria, mater Dei./ E tutte queste Ave Maria, e tutte queste preghiere alla Vergine e il nobile Salve Regina sono bianche caravelle, umilmente raccolte sotto le loro vele a fior d’acqua; come bianche colombe che si prendessero nella mano”.

Queste parole – tratte da Il mistero dei santi innocenti di C. Péguy -  descrivono con straordinaria bellezza e dinamismo poetico il significato cristiano e il valore teologico di una delle preghiere più antiche della Chiesa: il Rosario della Beata Vergine Maria.
L’origine e la diffusione del Rosario si possono fare risalire nel periodo storico che va dal XII al XVI secolo. E’ agli inizi del XII secolo, infatti, che la preghiera dell’Ave Maria (già conosciuta dalle prime comunità cristiane ancor prima del secolo XII) viene litanicamente recitata per 150 volte, soprattutto nei monasteri, in alternativa al salterio biblico, per favorire l’orazione dei monaci illetterati.
Con il passare del tempo alla recita delle 150 Ave Maria si aggiunse la meditazione di alcuni misteri evangelici, così nel XV secolo il salterio mariano prenderà il nome di Rosario della Beata Vergine Maria. Nel 1569 sarà Pio V (definito il primo papa del rosario) a sottolinearne l’importanza e a suggerirne la recita secondo lo schema in uso ai giorni nostri.

Giovanni Paolo II nella recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae ha invitato la comunità cristiana a riscoprire la ricchezza di tale preghiera, spiegandone i contenuti teologici e i valori spirituali, rilanciandola con l’aggiunta di cinque nuovi misteri (i Misteri della luce) e proclamando l’Anno del Rosario. “Il Rosario – afferma il Pontefice – se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un’ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale”.
Il Rosario è dunque una preghiera contemplativa e il soggetto principale di questa contemplazione è il Volto di Cristo. Nella recita del Rosario tale azione contemplativa trova in Maria un insostituibile punto di riferimento. Essa è, infatti, colei che più di tutti ha fissato il suo sguardo su Cristo contemplandolo da subito nel suo stesso corpo.

Ogni preghiera ha come obiettivo principale quello di raggiungere Dio; essa è diretta a Dio, però, attraverso la mediazione di Cristo. Non siamo noi ad offrire la nostra preghiera direttamente al Padre, ma Cristo. E’ la preghiera di Cristo, infatti, che intercede per noi presso il Padre. Gesù è l’unico Mediatore, colui che nel mistero dell’incarnazione ha unito a sé l’intera umanità, stabilendo un particolare rapporto d’intimità tra la sua preghiera e la preghiera del genere umano.
“In realtà esiste soltanto una vera preghiera: Cristo stesso. C’è soltanto una voce che si leva sopra la faccia della terra: la voce di Cristo. La sua voce riunisce e coordina in sé tutte le voci levate in preghiera” (Madre Teresa di Calcutta).
Colui che prega recitando il Rosario ha sempre Cristo come unico Mediatore, ma viene sostenuto e accompagnato dalla particolare mediazione della Vergine Maria così come lo stesso Pontefice chiarisce nella sua Lettera: “A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. […] In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via…”.
Maria è l’Odigitria, colei che indica la strada (cioè Cristo Gesù), colei che può permettersi di chiedere tutto al proprio Figlio, persino di anticipare i tempi della salvezza. Il miracolo di Cana spiega, infatti, questa particolare funzione di Maria. Essa, nel momento in cui invita i servi a seguire le indicazioni di Gesù («Fate quello che vi dirà» - Gv 2,5) diventa maestra, indica una strada, e nello stesso tempo, quasi costringe Gesù ad iniziare la sua missione anzitempo («Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora) - Gv 2,4». Ma probabilmente anche Maria anticipa in questo stesso episodio evangelico la missione che Gesù le affiderà sotto la Croce.

Risulta così comprensibile l’affermazione del beato Bartolo Longo (fondatore del Santuario della Vergine del SS. Rosario di Pompei) che considera Maria “onnipotente per grazia”. Nella celebre preghiera di S. Bernardo, Dante traduce poeticamente questo fondamento teologico: “Donna, sé tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar senz’ali”. Maria è talmente grande che, senza la sua mediazione, il desiderio della grazia è quasi inefficace.
Qualcuno, in passato, ha rimproverato al Rosario un’eccessiva meccanicità; la recita litanica delle Ave Maria favorirebbe la distrazione. Questo ovviamente può accadere quando – come rilevava Paolo VI – il rosario è recitato senza spirito contemplativo: “Senza contemplazione, il Rosario è un corpo senz’anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule…”.
Ricorda ancora Giovanni Paolo II: “Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell’amore”.

Con la recita del Rosario, il cristiano si lascia educare e plasmare dalla Vergine Maria, per imparare da Lei a diventare sempre più conforme a Cristo. La via di Cristo e la via della Vergine, pertanto, sono intimamente congiunte.
“Non temere di amare troppo la santa Vergine, Non l’amerai mai abbastanza, e Gesù ne sarà ben contento, perché la santa Vergine è sua Madre” (S. Teresa di Gesù Bambino).


Michelangelo Nasca

Pubblicato in Dialoghi Carmelitani, Anno 3 , N° 4, Dicembre 2002, pp. 30-32








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