| Madre
di Dio Arrticoli, riflessioni, letteratura dedicate alla Vergine Maria a cura di MICHELANGELO NASCA |
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Visitazione
della Beata Vergine Maria
«In quei giorni Maria si mise
in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di
Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò
nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a
gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del
tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco,
appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il
bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1, 39-44).
Nel dialogo della Visitazione appena riportato, oltre a Maria ed Elisabetta, entrano in scena – o forse sarebbe più corretto dire “entrano in dialogo” – anche Cristo e il suo Precursore, sotto lo sguardo attento dello Spirito Santo. Il particolare incontro tra Maria ed Elisabetta, infatti, non è privo di illuminazioni divine. Nella dinamica di questo episodio, la poliedrica presenza dello Spirito Santo conferisce ad ogni personaggio una sua esclusiva identità e compiutezza. E’ proprio lo Spirito Santo, infatti, il protagonista principale di questo racconto. Elisabetta porta nel suo grembo l’ultimo dei profeti, Giovanni Battista, il precursore di Cristo, colui che – secondo le parole pronunciate dall’Angelo a Zaccaria – «sarà grande davanti al Signore… sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1, 15-17). Il saluto con il quale Elisabetta accoglie la Madre del Salvatore non ha precedenti in tutta la letteratura biblica. E’ l’azione dello Spirito Santo – già presente nel figlio Giovanni («Sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre» - Lc 1, 15) – il vero suggeritore di tale saluto. “Elisabetta la chiama ad alta voce, con la voce dello Spirito che è in lei: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno!». Sia la madre che il bambino vengono lodati e benedetti; Elisabetta non fa differenza tra la benedizione impartita alla madre e quella indirizzata al Figlio, comprende che entrambi costituiscono un’unità e che quest’unità è il risultato di una grazia del tutto particolare che in quel momento investe sia lei che Maria in maniera uguale” (A. von Speyr). La casa di Zaccaria diventa così un vero e proprio tabernacolo di santità. I personaggi che interagiscono in questo edificio sacro sono pertanto cinque: Maria, Elisabetta, Gesù, il Battista e lo Spirito Santo. Inoltre Adrienne von Speyr commenta: “La visita, nel suo più profondo significato, non è una visita di Maria ad Elisabetta, ma una visita di Cristo a Giovanni. Entrambe le madri fungono ora solo da mediazione per i figli” (A. von Speyr). In Elisabetta accade anche qualcos’altro di veramente unico e straordinario. Ad essere toccato per primo dalla grazia non è Elisabetta ma il figlio Giovanni portato in grembo. Il Battista, infatti, è il precursore di Cristo e in lui è rappresentata la futura generazione che giungerà alla salvezza. La specificità del compito di Giovanni Battista, è quella di camminare davanti al Signore per diventare Suo testimone. Tutto ciò ha inizio da subito, fin dal seno materno. La gioia è senza dubbio l’altro elemento caratteristico di questa narrazione, ed è anche il tema centrale di tutta la letteratura neotestamentaria. La gioia non può essere disgiunta dalla persona di Cristo e dalla sua missione, e di conseguenza anche chi è chiamato a seguirlo ne è pienamente coinvolto, proprio come Giovanni Battista. Egli, infatti, ancor prima di annunciarne la venuta, ha il privilegio di incontrare il Messia durante la visita di Maria ad Elisabetta, e in quella occasione egli – ancora nel grembo materno come il Salvatore che dovrà annunciare – fa esperienza della gioia: «Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44). Michelangelo Nasca (Frammento tratto da una pubblicazione di Dialoghi Carmelitani, 2005) |
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